Lo sbiancamento dentale

È arrivato il momento della foto. Pronti allo scatto? Sorridete!…Come no? Il vostro sorriso, per via dei troppi caffè, sigarette o dai tanti tè verde che assumete, è tutt’altro che bianco?
Il colore dei denti è personale, ognuno ha il suo, e non è mai un bianco puro come il bianco della porcellana. Il “bianco naturale” dei denti incorpora lievi sfumature sui toni del giallo e del grigio, talora del bruno o del rossiccio, più o meno accentuate, che aumentano d’intensità dal bordo libero al colletto gengivale di ogni singolo dente.

I denti per essere brillanti vanno puliti esternamente e nel loro interno.

Per pulirli esternamente è necessario fare una igiene orale professionale dall’igienista di fiducia ogni 6/12mesi, e per mantenerli tali, vanno lavati almeno due volte al giorno. Pulirli internamente è più complicato, bisogna fare ai denti quella operazione chiamata “sbiancamento”.

L’azione dei dentifrici e colluttori “sbiancanti” ha effetto?

Dentifrici e collutori “sbiancanti” contengono composti di origine minerale come silicio, fosfato di calcio, ecc. che si limitano ad un’azione abrasiva superficiale del dente e i pigmenti blu contenuti al loro interno danno un temporaneo effetto ottico anti giallo. Anche i rimedi naturali come lo strofinare su i denti foglie di salvia fresca, fragole, bucce di arancia o di limone, bicarbonato, ecc. svolgono un’azione abrasiva o corrosiva.
Questi metodi vanno adottati saltuariamente, perché a lungo andare portano al consumo superficiale del dente, cioè ad un assottigliamento dello smalto, la parte più chiara del dente, rendendo di fatto maggiormente visibile la dentina, la parte più interna e colorata del dente.

Che cos’è il perossido di idrogeno?

L’unica molecola capace di penetrare all’interno del dente attraverso i prismi dello smalto è il perossido d’idrogeno. Questo, una volta penetrato, ossida le molecole dello sporco (fumo, caffè, the, vino rosso ecc.) dissolvendole e ridando al dente il suo colore originale.
Il perossido di idrogeno esplica la sua azione in tempi direttamente proporzionali alla concentrazione del prodotto.
Ad esempio, un perossido di carbamite al 10% (cioè perossido di idrogeno al 3%+urea) se applicato 4 ore al giorno per 10 giorni ha lo stesso effetto di una singola applicazione di 24 minuti con perossido d’idrogeno al 38% attivato da lampada led o laser. Il perossido di idrogeno con concentrazioni maggiori del 6% non è in vendita al pubblico, lo possono acquistare solo Igienisti e dentisti.
Per questo motivo gli sbiancamenti eseguiti nei centri estetici, sono paragonabili per efficacia e per durata a quelli ottenibili con l’applicazione di strisce adesive e dai pennarelli sbiancanti che sono venduti nei supermercati e su internet (i denti si schiariscono in media di 2-4 toni).

Come si esegue lo sbiancamento?

Per avere il massimo da uno sbiancamento, questo deve essere eseguito su denti puliti. È per questo che l’igienista come prima cosa esegue l’igiene dentale ed elimina le pigmentazioni scure dai denti. Segue un passaggio di polish (spazzolino o coppetta di gomma e pasta lucidante) per levigare i denti.
Dopo aver applicato il divaricatore per guance e labbra e aver protetto le gengive con un’apposita diga di gomma liquida, applica il gel sbiancante a base di perossido di idrogeno nella concentrazione più adatta per quel determinato paziente (di solito 38%), e se lo ritiene necessario accelera lo sbiancamento mediante lampada led o laser.
Un’altra metodica prevede la presa delle impronte delle arcate dentarie, la costruzione di mascherine individuali, dove viene posto il gel sbiancante. Le mascherine vengono applicate su le arcate per un tempo variabile da 30 minuti alle 8 ore per 10 giorni (dipende se il trattamento viene eseguito presso lo studio o in casa), si usa il perossido di carbamite perché esplica la sua azione in tempi più lunghi, e la concentrazione varierà dal 10% al 35%.
Il lato positivo di questa metodica è che possiamo indossare le mascherine quando abbiamo tempo o voglia, mentre dormiamo, mentre guardiamo la tv ecc.
Quello negativo è che non possiamo bere e mangiare alimenti come, vino rosso, the, caffè, frutti di bosco, liquirizia, bevande gasate, salsa di soia, salsa di curry, salsa di pomodoro, caramelle colorate,… per tutto il tempo dello sbiancamento e nelle 48 ore successive, pena la diminuzione dell’effetto sbiancante.

È vero che dopo lo sbiancamento i denti potrebbero essere più sensibili?

Durante e/o dopo lo sbiancamento ci possono essere fenomeni di ipersensibilità dentinale, di solito di breve durata (un giorno) e che si risolvono spontaneamente. Per ovviare e/o limitare questi fenomeni si può ricorrere ad un dentifricio desensibilizzante da usare sette giorni prima e sette dopo lo sbiancamento. In alternativa, l’igienista può eseguire delle applicazioni topiche con gel desensibilizzante, a base di fosfo caseina, nitrato di potassio o fluoro.

Cosa fare dopo lo sbiancamento dentale?

Nelle 48 ore successive a lo sbiancamento sono da evitare: fumo, caffè, the, vino rosso, ecc. È assolutamente da evitare l’uso di dentifrici sbiancanti o troppo abrasivi (RDA o indice di abrasività, deve essere basso, entro i 70) nei 14 giorni successivi lo sbiancamento, perché bisogna dare tempo alla saliva di rimineralizzare e rinforzare lo smalto.
Studi provenienti da dagli U.S.A. E dal Brasile, provano che l’applicazione topica di fosfo caseina, prima e dopo lo sbiancamento mantengono costanti i valori della micro durezza superficiale dello smalto, senza alterare l’efficacia dei prodotti sbiancanti.
Studi e ricerche effettuate in tutte le parti del mondo confermano che gli sbiancati a base di perossido di idrogeno sono efficaci (i denti si schiariscono di 4-10 toni), non provoca danni al dente, è sono ripetibili nel tempo.
L’effetto sbiancante ha una durata che va da 6 mesi a 2 anni, dipende dalle abitudini alimentari e dagli stili di vita.

Fonte: http://www.saluteorale.it/?s=sbiancamento+dentale

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